Il portale dedicato al supermotard, rigorosamente praticato in pista
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BMW ha voluto presentare la sua squadra Superbike 2010 nella sede della BMW Classic di Monaco di Baviera per rimarcare l’importanza che il progetto Superbike assume per la casa tedesca. Un'azienda che vuole dichiaratamente portare avanti il suo prestigioso passato nel mondo delle competizioni a due e quattro ruote.
I vertici della BMW Motorrad e del team impegnato nel mondiale Superbike, si sono alternati sul palco della sala posta al primo dei quattro piani che raccolgono le auto e le moto che hanno fatto la storia della casa bavarese. Hendrik von Kuenheim – Direttore Generale di BMW Motorrad – ha evidenziato come il progetto Superbike derivi dalla volontà di produrre e commercializzare una moto stradale dalle caratteristiche sportive. Una moto che dimostri in pista le sue doti e che possa competere con le altre supersportive presenti sia sul mercato che sulle piste del mondiale delle derivate dalla serie. « Vogliamo mostrare il potenziale della S 1000 RR sulle strade e sulle piste - ha affermato von Kuenhiem – ed il mondiale Superbike ci da la possibilità di metterci a confronto con i nostri diretti concorrenti e di dimostrare che possiamo fare come loro e meglio di loro ». L’ambizione non manca al Direttore Generale di BMW Motorrad che ha consegnato una bella patata bollente nelle mani di Berti Hauser – Direttore di BMW Motorrad Motorsport e del team manager Davide Tardozzi. « Yes we can – ha affermato Hauser parafrasando Barak Obama – Dobbiamo e possiamo riuscire. Abbiamo lavorato molto e la moto è migliorata rispetto alla passata stagione, ma soprattutto abbiamo sempre avuto la conferma della competitività della S 1000 RR e della bontà del progetto Superbike ». Tardozzi da parte sua si è detto felice di questa sua scelta anche perché tutti lo hanno fatto subito sentire una parte importante del progetto e del team. Dobbiamo lavorare ancora per migliorare alcuni aspetti negativi e sfruttare ulteriormente quelli positivi. Infine i due piloti, Ruben Xaus e Troy Corser si sono detti entrambi motivati e certi che con l’esperienza maturata nel 2009 e con la presenza di Tardozzi i risultati arriveranno. Al di là delle dichiarazioni ufficiali e di facciata, è evidente come tutto il team BMW sia ben conscio del fatto che i vertici della casa tedesca si aspettino molto da loro e che l’arrivo di Davide Tardozzi abbia tolto molti alibi legati soprattutto all’inesperienza.
Abbiamo voluto sentire il parere di Tardozzi e dei due piloti a riflettori spenti. Xaus è stato come sempre molto disponibile, sincero e diretto. « Lo scorso anno non avevamo riferimenti – ci ha detto Ruben – ed in circuito avevamo poche ore per mettere a punto una moto e una squadra completamente nuove ed inesperte. Non potevamo fare miracoli, ma tutto considerato abbiamo ottenuto dei buoni risultati. Quest’anno la situazione è molto diversa. Basta guardare negli occhi sia Troy che me per capire che sarà una stagione in cresci ...
LAMPKIN, JARVIS E NESSUN ALTRO! Il settimo sigillo porta i colori inglesi. A vincere la settima Hell's Gate, sfida di apertura della parabola dell'Xtreme Enduro Championship è stato infatti Dougie Lampkin, dietro di lui Graham Jarvis, poi il nulla. Proprio così: è la prima volta che arrivano solo due piloti in cima al micidiale Hell's Peak. In una gara così estrema, tutti avrebbero probabilmente puntato sullo specialista, killer delle gare più tremende, Taddy Blazusiak; ma il diavolo in persona sembra averci messo lo zampino rimescolando le carte di una fantastica giostra dal finale incredibile. In una sfida che era stata promessa epocale, è successo che anche i più tenaci abbiano dovuto cedere: Blazusiak, l'imbattibile, che arrivava da una serie positiva in altre gare internazionali, titolare delle ultime due vittorie alla Hell's Gate, si è arreso al primo giro della fase micidiale del pomeriggio, dopo che una caduta ha procurato danni non risolvibili alla sua moto. Prima di lui, fin dai primi giri della fase selettiva del mattino, avevano abbandonato due alfieri italiani del peso di Alessandro Botturi e Mario Rinaldi, il primo fermato anch'egli da una caduta e l'altro non in giornata. Poi si è ritirato Paul Bolton, e molti altri hanno dato forfat durante le quattro tornate mattutine, tanto che all'arrivo della fase selettiva se ne contavano quarantasei su centotré partiti. In verità, la prima frazione di gara non doveva essere così “cattiva”; almeno così aveva promesso capitan Fasola! Ma il maltempo del venerdì ha forse dato quell'ingrediente insidioso in più alla terribile ragnatela di sentieri del Ciocco. Tant'è che prima del via del pomeriggio le facce dei piloti portavano già evidenti i segni della fatica. Un po' meno stanchi i soliti noti: Blazusiak, Lettenbichler, Jarvis, Lampkin, Graffunder & C.; e dire che già nelle tre prove speciali selettive i superpiloti della specialità hanno dimostrato di non risparmiare nulla. Tre su tutti, Blazusiak, Lettenbichler e Jarvis, hanno dato il primo assaggio di spettacolo: il polacco, vincitore della prima frazione, è partito a razzo vincendo le prime due speciali. Ma Lettenbichler e Jarvis non lo hanno mollato un secondo ed all'ultimo giro il pilota polacco della KTM ha dovuto cedere il passo proprio ai due avversari, con Jarvis che si è accaparrato la frazione e Lettenbichler subito dietro. Al via della seconda frazione, alle 15.30, tutti allineati in griglia come si usa nella supermoto, il carosello è ripartito con solo i trenta migliori in lotta per altri quattro giri ancor più massacranti. Già dopo la prima tornata si è capito che la partita sarebbe stata veramente dura: sui passaggi storici della Hell's Gate, il Salamandra Creek, la Cascata, il Laghetto, sono cadute a poco a poco le speranze di tanti piloti eroici. Al secondo giro patron Fasola ha capito che sarebbe stato necessario rived ...
LAMPKIN, JARVIS E NESSUN ALTRO! Il settimo sigillo porta i colori inglesi. A vincere la settima Hell's Gate, sfida di apertura della parabola dell'Xtreme Enduro Championship è stato infatti Dougie Lampkin, dietro di lui Graham Jarvis, poi il nulla. Proprio così: è la prima volta che arrivano solo due piloti in cima al micidiale Hell's Peak. In una gara così estrema, tutti avrebbero probabilmente puntato sullo specialista, killer delle gare più tremende, Taddy Blazusiak; ma il diavolo in persona sembra averci messo lo zampino rimescolando le carte di una fantastica giostra dal finale incredibile. In una sfida che era stata promessa epocale, è successo che anche i più tenaci abbiano dovuto cedere: Blazusiak, l'imbattibile, che arrivava da una serie positiva in altre gare internazionali, titolare delle ultime due vittorie alla Hell's Gate, si è arreso al primo giro della fase micidiale del pomeriggio, dopo che una caduta ha procurato danni non risolvibili alla sua moto. Prima di lui, fin dai primi giri della fase selettiva del mattino, avevano abbandonato due alfieri italiani del peso di Alessandro Botturi e Mario Rinaldi, il primo fermato anch'egli da una caduta e l'altro non in giornata. Poi si è ritirato Paul Bolton, e molti altri hanno dato forfat durante le quattro tornate mattutine, tanto che all'arrivo della fase selettiva se ne contavano quarantasei su centotré partiti. In verità, la prima frazione di gara non doveva essere così “cattiva”; almeno così aveva promesso capitan Fasola! Ma il maltempo del venerdì ha forse dato quell'ingrediente insidioso in più alla terribile ragnatela di sentieri del Ciocco. Tant'è che prima del via del pomeriggio le facce dei piloti portavano già evidenti i segni della fatica. Un po' meno stanchi i soliti noti: Blazusiak, Lettenbichler, Jarvis, Lampkin, Graffunder & C.; e dire che già nelle tre prove speciali selettive i superpiloti della specialità hanno dimostrato di non risparmiare nulla. Tre su tutti, Blazusiak, Lettenbichler e Jarvis, hanno dato il primo assaggio di spettacolo: il polacco, vincitore della prima frazione, è partito a razzo vincendo le prime due speciali. Ma Lettenbichler e Jarvis non lo hanno mollato un secondo ed all'ultimo giro il pilota polacco della KTM ha dovuto cedere il passo proprio ai due avversari, con Jarvis che si è accaparrato la frazione e Lettenbichler subito dietro. Al via della seconda frazione, alle 15.30, tutti allineati in griglia come si usa nella supermoto, il carosello è ripartito con solo i trenta migliori in lotta per altri quattro giri ancor più massacranti. Già dopo la prima tornata si è capito che la partita sarebbe stata veramente dura: sui passaggi storici della Hell's Gate, il Salamandra Creek, la Cascata, il Laghetto, sono cadute a poco a poco le speranze di tanti piloti eroici. Al secondo giro patron Fasola ha capito che sarebbe stato necessario rived ...
LAMPKIN, JARVIS E NESSUN ALTRO! Il settimo sigillo porta i colori inglesi. A vincere la settima Hell's Gate, sfida di apertura della parabola dell'Xtreme Enduro Championship è stato infatti Dougie Lampkin, dietro di lui Graham Jarvis, poi il nulla. Proprio così: è la prima volta che arrivano solo due piloti in cima al micidiale Hell's Peak. In una gara così estrema, tutti avrebbero probabilmente puntato sullo specialista, killer delle gare più tremende, Taddy Blazusiak; ma il diavolo in persona sembra averci messo lo zampino rimescolando le carte di una fantastica giostra dal finale incredibile. In una sfida che era stata promessa epocale, è successo che anche i più tenaci abbiano dovuto cedere: Blazusiak, l'imbattibile, che arrivava da una serie positiva in altre gare internazionali, titolare delle ultime due vittorie alla Hell's Gate, si è arreso al primo giro della fase micidiale del pomeriggio, dopo che una caduta ha procurato danni non risolvibili alla sua moto. Prima di lui, fin dai primi giri della fase selettiva del mattino, avevano abbandonato due alfieri italiani del peso di Alessandro Botturi e Mario Rinaldi, il primo fermato anch'egli da una caduta e l'altro non in giornata. Poi si è ritirato Paul Bolton, e molti altri hanno dato forfat durante le quattro tornate mattutine, tanto che all'arrivo della fase selettiva se ne contavano quarantasei su centotré partiti. In verità, la prima frazione di gara non doveva essere così “cattiva”; almeno così aveva promesso capitan Fasola! Ma il maltempo del venerdì ha forse dato quell'ingrediente insidioso in più alla terribile ragnatela di sentieri del Ciocco. Tant'è che prima del via del pomeriggio le facce dei piloti portavano già evidenti i segni della fatica. Un po' meno stanchi i soliti noti: Blazusiak, Lettenbichler, Jarvis, Lampkin, Graffunder & C.; e dire che già nelle tre prove speciali selettive i superpiloti della specialità hanno dimostrato di non risparmiare nulla. Tre su tutti, Blazusiak, Lettenbichler e Jarvis, hanno dato il primo assaggio di spettacolo: il polacco, vincitore della prima frazione, è partito a razzo vincendo le prime due speciali. Ma Lettenbichler e Jarvis non lo hanno mollato un secondo ed all'ultimo giro il pilota polacco della KTM ha dovuto cedere il passo proprio ai due avversari, con Jarvis che si è accaparrato la frazione e Lettenbichler subito dietro. Al via della seconda frazione, alle 15.30, tutti allineati in griglia come si usa nella supermoto, il carosello è ripartito con solo i trenta migliori in lotta per altri quattro giri ancor più massacranti. Già dopo la prima tornata si è capito che la partita sarebbe stata veramente dura: sui passaggi storici della Hell's Gate, il Salamandra Creek, la Cascata, il Laghetto, sono cadute a poco a poco le speranze di tanti piloti eroici. Al secondo giro patron Fasola ha capito che sarebbe stato necessario rived ...